Tecnofeticismo: l’angoscia del XXI secolo

02 metamorfosi di narciso

Salvador Dalì – Metamorfosi di Narciso 1937

Se è lapalissiano affermare che la pubblicità crea dei bisogni che non sono primari, le nuove tecnologie sembrano generare una sorta di ossessione feticistica negli utenti, qualcosa che una volta McLuhan ha etichettato come “narcosi di Narciso”.

Proprio come Narciso, che si innamorò di un’esteriorizzazione (proiezione, estensione) di sé stesso, l’uomo sembra innamorarsi invariabilmente dell’ultimo aggeggio o congegno, che in realtà non è altro che un’estensione del suo stesso corpo.

Se le tecnologie precedenti sono state estensione di organi fisici (ad esempio: la ruota estensione dei piedi; le mura delle città un’esteriorizzazione collettiva della pelle), i media elettronici sono estensioni del sistema nervoso centrale, ossia un ambito inclusivo e simultaneo.

Così come Narciso, anche gli individui tendono ad innamorarsi non della propria immagine, ma delle proprie estensioni, convinti che non siano loro estensioni. In altre parole, dove altri studiosi avrebbero potuto menzionare la forza del marketing, McLuhan ci invita a riflettere su una questione fondamentale: l’idolatria della tecnologia comporta un intorpidimento psichico capace di ipnotizzare la società.

Il senso del corpo e delle facoltà cognitive di cui disponiamo è inevitabilmente variato: inconsciamente aspiriamo ad acquistare la massima estensione del nostro corpo o, comunque, quella che riteniamo tale. Così come non rinunceremmo mai ad una parte del nostro cervello, nonostante numerosi studi dichiarino che solo una minima porzione di esso è utilizzata effettivamente, non rinunceremo mai a mantenere aggiornate le estensioni del nostro corpo-tecnologico (a costo di acquistare dispositivi che non utilizzeremo mai).

Ma i pericoli non sono irrilevanti quando si dà in delega una parte delle proprie funzioni cognitive.
Al di là delle non trascurabili problematiche che riguardano la privacy, il diritto all’oblio, il controllo politico della tecnologia, altrettando importanti sono le modificazioni intra-psicologiche che subiamo ad opera della tecnologia.
McLuhan, già nel 1967, notava come l’introduzione del telegrafo aveva dato inizio all’esteriorizzazione ed estensione del sistema nervoso centrale, dando inizio all’età dell’ansia.
Constatato il grande trauma del telegrafo sulla vita cosciente, McLuhan aveva sottolineato come asportare i nervi dal nostro sistema nervoso per integrarli nelle loro estensioni elettriche, significava dare inizio a una situazione – se non a un
concetto – di angoscia.

Søren Kierkegaard, il primo ad esplorare il concetto di angoscia da un punto di vista filosofico, evidenzia come è la libertà sconfinata delle scelte che un uomo può operare (che diventa simultanea e onnicomprensiva nell’era elettronica) a gettare l’uomo in preda all’angoscia.
L’angoscia è conseguenziale al sentimento della possibilità di scelta. Se è vero, com’è, che oggi più che mai si aprono sconfinate possibilità di scelta grazie alla tecnologia, non è difficile immaginare che l’età dell’oro dell’angoscia è ancora da venire.

D’altronde, McLuhan era un visionario e io ancora non ho scelto il mio nuovo cellulare. Scappo.

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Il blog è morto. Viva il blog

Michael Lewis Discusses His New Book, "Flash Boys"Il blog (non) è morto. Ma i blogger non stanno tanto bene.

Andrew Sullivan, fondatore del celebre The Dish, decide di abbandonare il blog dopo 15 anni di straordinari successi, tra cui 30.000 abbonati, un milioni di iscritti e qualcosa come un milione di dollari di fatturato l’anno.

Sullivan ha deciso di scendere da quella giostra che costringe a vivere alla velocità della luce chi, come tutti noi, non è fatto per vivere alla velocità della luce.

Perchè di questo si tratta: quell’info-corpo che, dalla superfice dei social, dei blog, dei siti internet e delle miriadi di servizi informativi che popolano la Rete, ritorna come una nuova pelle sui nostri corpi, sospendendoci in un intervallo di risonanza tra spazio visivo e spazio acustico, tra figura e sfondo.

Perchè come nuovo modello di uomo, quell’uomo che ha deciso di vivere con una parte degli organi sensori fuori dalla propria testa, siamo ancora un esperimento.

Forse le generazioni successive sentiranno molto meno il richiamo della vecchia carne sepolta dalla nuova carne elettronica, ma per molto tempo ancora, quando le informazioni provenienti dal mondo alla velocità della luce ci accecheranno, per noi che non siamo fatti per vivere alla velocità della luce, ci sarà sempre un libro, un giornale, una lettera, una pagina da adoperare come rifugio del nostro essere.

Forse Andrew Sullivan è d’accordo

Sono un essere umano prima di essere uno scrittore. E sono uno scrittore prima di essere un blogger. Anche se è stata una gioia, un privilegio,  aver contribuito a spianare la strada a una forma di scrittura del tutto inedita, ho voglia di tornare a forme diverse, più antiche.

Voglio tornare a leggere, lentamente, con attenzione. Voglio assorbire un libro difficile e vagare per un po’. Voglio avere un’idea e lasciare che assuma forma lentamente, invece di trasformarla istantaneamente in un blog. Voglio scrivere saggi lunghi che possano dare risposte più profonde, più accurate. Voglio scrivere un libro.

Voglio trascorrere del tempo con i miei genitori, con mio marito -troppo spesso vedovo per un blog- con mia sorella e la mio fratello, e rinfrescare le mie amicizie. E voglio stare bene.

(traduzione ultimo post di Sullivan a cura di Anna Bissanti).