Prosumerismo: pratica di liberazione o fonte di valore pertinente per l’impresa?

brian-muerte-family-guy-CP-1La domanda sociologica che ispira questo post è figlia di una discussione iniziata con alcuni miei colleghi ai bei tempi universitari.  Durante una lezione di comunicazione d’impresa qualcuno presentò come evidente testimonianza della centralità del consumatore post-moderno un evento che interessò la Rete a livello planetario: la morte di Brian Griffin.
Come saprete, Brian è un personaggio di una serie cult trasmessa in tutto il Mondo che, il 24 novembre del 2013, riceve la morte televisiva per opera dei suoi autori. Le reazioni non si fecero attendere: milioni di messaggi provenienti da ogni angolo del Web rimbalzarono dai social ai principali organi di informazione. TV, radio, giornali, siti d’informazione, blog e social networks di mezzo pianeta commemoravano l’improvvisa scomparsa.
Alcune migliaia di messaggi, più o meno ostili, più o meno isterici, indirizzati ai produttori della serie televisiva costrinsero quest’ultima, secondo i miei interlocutori, a far “resuscitare” solo un mese più tardi il beneamato Brian. Tutto ciò dimostrerebbe l’enorme forza del prosumer. Ricordo che rimasi alquanto interdetto di fronte a quest’ultima conclusione. Mi sembrava lapalissiana, quasi banale, la strategia di marketing e promozione della Fox (casa di produzione della serie televisiva).
Dopo la lezione decisi quindi di consultare un tool online di Google che permette di visualizzare i trend di ricerca per determinate parole chiave (essendo Google la “porta” di accesso preferita al Web dalla stragrande maggioranza degli utenti, i suoi trend danno una rappresentativa testimonianza della viralità di un fenomeno).

Digitando Brian Griffin emergeva il grafico successivo (Immagine 1).

grafico

immagine 1

In corrispondenza della “morte” del personaggio il “trend di ricerca” s’impenna per diversi giorni per poi calare bruscamente. Anche dopo il “ritorno in vita” di Brian il trend risulta praticamente in picchiata.
Dal grafico è evidente che Brian Griffin nel Web prima della sua morte “non esisteva”, era confinato nella dimensione della fiction, nella sua cuccia (ebbene si, era un cane). Sfruttando la particolare viralità dell’evento, come la predisposizione verso la condivisione della commemorazione (basta consultare Facebook o Twitter quando muore una celebrità per farsi un’idea del fenomeno) e la passione ed emozione legata al personaggio in questione, gli autori hanno generato quel buzz spontaneo che ha riportato in auge la serie. (Brian Griffin è morto, Viva Brian Griffin!). Continua a leggere

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Eric Schmidt: Internet è destinata a sparire

<<Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: -Salve ragazzi. Com’è l’acqua?- I due giovani pesci nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “che cavolo è l’acqua”?>> (David Foster Wallace, Se questa è l’acqua).


“Saremo circondati da così tanti sensori e accessori connessi alla Rete, che pur essendo ovunque sarà sempre più difficile rendersene conto“, ha specificato Schmidt. Immaginiamo una stanza della nostra casa in cui tutti gli oggetti tecnologici siano collegati alla Rete: “Diventeranno una presenza normale, interagire con loro un’abitudine quotidiana”, ammette il presidente esecutivo di Google. “E così Internet, pur passando in secondo piano, permetterà di far emergere un mondo altamente personalizzato, altamente interattivo e decisamente interessante.” via Wired

Quando le cose iniziano a parlare: Internet of things

Il termine “Internet of things” è stato coniato da Kevin Ashton per sottolineare la possibilità di connettere gli oggetti/prodotti della nostra vita alla tecnologia più avanzata. Detto questo, non vi annoierò con disamine tecniche o da marketer, perché oggi ho intenzione di presentarvi Hiroshi, trentenne indaffarato che vive in una smart city nipponica del 2020.

Questa mattina (tanto lo so che avete visto Interstellar, mica vi sconvolge viaggiare nel tempo), appena svegliato dallo smart watch che ha calcolato il suo ciclo del sonno ideale, viene avvertito dallo stesso dell’imminente ricorrenza dell’anniversario di matrimonio. Esce così di casa per comprare un regalo e indossando i suoi occhiali, qualcosa di molto simile agli attuali Google Glass, solo molto più potenti, viene tele-guidato nel negozio preferito dalla moglie.

glassAnche se siamo nel 2020, i gusti delle donne restano sostanzialmente simili agli attuali e decide così di comprarle un vestito. Nel vestito sono integrati dei sensori che simulano la sensazione di un abbraccio vero a chi lo indossa e che possono essere azionati da Hiroshi in qualunque momento tramite uno smartphone. Insomma, un regalo ideale per regalare un abbraccio alla moglie nei lunghi periodi di assenza lavorativa. Mentre attende il confezionamento del regalo, Hiroshi misura delle giacche a vento Nike di ultima generazione, ha infatti deciso di festeggiare la ricorrenza trascorrendo con la moglie un week end in montagna (nella giacca sono presenti, tra l’altro, un media player, un sistema di rilevazione del pericolo valanghe e un sistema di monitoraggio delle condizioni fisiche). Attraverso un camerino virtuale prova decine di giacche senza indossarne fisicamente alcuna, basta infatti che si guardi allo specchio (il body scanner fa il resto). Mentre sceglie la giacca più appropriata il distributore di bibite del negozio comunica al telefono di Hiroshi che la sua bibita preferita è in offerta.
Hiroshi paga bibita e abiti appoggiando il telefono sul lettore contactless ed il pagamento è effettuato in automatico con il credito associato al telefono. Uscendo dal negozio, mentre sta probabilmente pensando “la prossima volta compro tutto su Amazon”, Hiroshi decide di controllare la temperatura di casa e di accendere il riscaldamento e il forno.

Intanto l’aspirapolvere-robot, dopo aver ripulito casa, tornata nella postazione di ricarica, rileva che i filtri di aspirazione sono da sostituire e ordina automaticamente dei nuovi filtri proprio su Amazon.
Tornando a noi, se la storiella di Hiroshi vi sembra assurda o utopica (spero molto meno di Interstellar), forse come me ogni tanto vi trovate nella necessità di travestirvi da rabdomante per ricercare la connessione dati sul vostro smartphone. Magari avete letto da qualche parte dei microchip sottopelle che i teorici delle #sciechimiche!1! hanno irrimediabilmente ridicolizzato, oppure, più semplicemente, ancora non avete letto David Foster Wallace. Continua a leggere