Il trionfo dei barbari

Se ancora non l’hai fatto, arrenditi. I barbari hanno trionfato.

Mi capita di parlare con professori, educatori, insegnanti, molto spesso dello stesso argomento: l’imbarbarimento delle nuove generazioni. Qualcuno non ha esitato a definirle un po’ troppo “choosy”, altri ne evidenziano la totale disaffezione per la cultura, tutta quella che va oltre gli One Direction e Fabio Volo, per intenderci. Sta sempre con quel telefono in mano, fa le ricerche su Google e non apre mai un libro, dite. Ebbene, cari signori, rassegnatevi ai nuovi dominatori!

Per secoli a dominare il mondo sono stati gli uomini “verticali”, quelli si che vi piacevano! Aristocraticamente parlando, a loro toccava guidare l’umanità, disegnare la religione, la politica, la cultura. Erano “verticali” perché in grado di cogliere l’alto e il basso dell’esistenza, scavare in profondità e far emergere in superfice ciò che avevano trovato, a vantaggio di noi comuni mortali.

Da un punto di vista simbolico, sono rappresentati bene dall’immagine dello studioso chino sul libro che, con enorme fatica, è in grado di cogliere la profondità del mondo e dell’esistenza.

Questi dominavano il mondo.

Oggi sono stati sostituiti dagli uomini “orizzontali”. L’uomo “orizzontale” è quello che cavalca l’onda, in grado di surfare sulla superfice del mondo. Non vogliono la profondità, vogliono esperire intensamente il mondo. Vogliono vivere l’esperienza. Vogliono consumare la vita.

Ora, più o meno voi vi sentite come i Romani. Questi guardavano i barbari con i vostri stessi occhi. Loro, stabili, fieri della loro grandezza, guardavano queste popolazioni ed avevano paura. Paura del loro nomadismo, della loro incessante attività di esplorazione della superfice, del loro irripetibile bisogno di divorare il mondo, diventando mondo.

E quindi quel barbaro ragazzo sempre pronto a surfare sulla superficialità, sempre intento a scattare selfie o a scrivere tweet, lasciatelo stare. Arrendetevi. Potrebbe diventare anche il prossimo Presidente del Consiglio.

Ah,

già,

lasciamo

stare.

Il blog è morto. Viva il blog

Michael Lewis Discusses His New Book, "Flash Boys"Il blog (non) è morto. Ma i blogger non stanno tanto bene.

Andrew Sullivan, fondatore del celebre The Dish, decide di abbandonare il blog dopo 15 anni di straordinari successi, tra cui 30.000 abbonati, un milioni di iscritti e qualcosa come un milione di dollari di fatturato l’anno.

Sullivan ha deciso di scendere da quella giostra che costringe a vivere alla velocità della luce chi, come tutti noi, non è fatto per vivere alla velocità della luce.

Perchè di questo si tratta: quell’info-corpo che, dalla superfice dei social, dei blog, dei siti internet e delle miriadi di servizi informativi che popolano la Rete, ritorna come una nuova pelle sui nostri corpi, sospendendoci in un intervallo di risonanza tra spazio visivo e spazio acustico, tra figura e sfondo.

Perchè come nuovo modello di uomo, quell’uomo che ha deciso di vivere con una parte degli organi sensori fuori dalla propria testa, siamo ancora un esperimento.

Forse le generazioni successive sentiranno molto meno il richiamo della vecchia carne sepolta dalla nuova carne elettronica, ma per molto tempo ancora, quando le informazioni provenienti dal mondo alla velocità della luce ci accecheranno, per noi che non siamo fatti per vivere alla velocità della luce, ci sarà sempre un libro, un giornale, una lettera, una pagina da adoperare come rifugio del nostro essere.

Forse Andrew Sullivan è d’accordo

Sono un essere umano prima di essere uno scrittore. E sono uno scrittore prima di essere un blogger. Anche se è stata una gioia, un privilegio,  aver contribuito a spianare la strada a una forma di scrittura del tutto inedita, ho voglia di tornare a forme diverse, più antiche.

Voglio tornare a leggere, lentamente, con attenzione. Voglio assorbire un libro difficile e vagare per un po’. Voglio avere un’idea e lasciare che assuma forma lentamente, invece di trasformarla istantaneamente in un blog. Voglio scrivere saggi lunghi che possano dare risposte più profonde, più accurate. Voglio scrivere un libro.

Voglio trascorrere del tempo con i miei genitori, con mio marito -troppo spesso vedovo per un blog- con mia sorella e la mio fratello, e rinfrescare le mie amicizie. E voglio stare bene.

(traduzione ultimo post di Sullivan a cura di Anna Bissanti).