L’ennesimo articolo sull’obsolescenza del CV. Ma, stavolta, non ci limitiamo al requiem…

Hai notato che tutti i blog specializzati che si occupano di HR e selezione delle risorse umane hanno proposto, almeno una volta, un grazioso articolo sulla morte del CV? Se anche un ministro del lavoro dichiara che, per trovare lavoro, è preferibile giocare a calcetto piuttosto che inviare curricula, chi siamo noi per dissentire?

Okay, il curriculum vitae è morto, defunto, passato. Forse.

Tu già sai, ovviamente, che puoi trovare migliaia di articoli sull’importanza del personal branding e dei social network per il recruiting contemporaneo. Quegli articoli – magari abbinati ad un bel corso o libro da comprare – che non capisci mai se parlano di personal branding o sono utili solo al personal branding dei loro autori, per intenderci.  Non voglio neanche linkarli, basta andare qui. Ormai, dovresti anche aver capito che questo non è uno di quegli articoli. Ma prima di arrivare al punto, facciamo un posso indietro.

Perché, allora, sono tutti così concordi nel sostenere che il curriculum vitae non se la passa tanto bene?

Innegabilmente, l’enorme mole di CV ricevuti on-line, causa ai reparti HR un problema di overload informativo tale da oscurare i profili migliori e, magari, incentiva gli errori valutativi dei selezionatori che si lasciano offuscare da pregiudizi su Università frequentate, vincoli geografici e altri “dettagli”, molto spesso secondari, della carriera dei job seekers. Inoltre, se si ammette che le dinamiche e funzioni HR variano in base al contesto comunicativo di riferimento, si deve tener conto che il web è un ambiente fluido, immediato, in continuo movimento, dove persino il Sé è riconosciuto nella sua natura di costrutto che ingloba molteplicità e flessibilità, senza soluzione di continuità.

In altre parole, in tale marasma virtuale, risulta improbo ricostruire la competenza e la personalità dei candidati attraverso la ricostruzione di dati incompleti, molto spesso indebitamente auto-certificati con liste di esperienze e numeri che, seppure attualizzati nel digitale, rimandano alla staticità e inaffidabilità del curriculum cartaceo. Se poi le stesse competenze richieste dal mercato del lavoro si trasformano, diventando più trasversali e orientate al problem solving, continuare a misurare le capacità dei candidati su esperienze curricolari e voti rappresenta un limite che impedisce di individuare le vere risorse di talento.

Cosa fare allora? Organizzare partite di calcetto per cercare lavoro? Impossibile. Organizzare le partite di calcetto è già un lavoro!

Fortunatamente, a qualcuno vengono idee migliori.

È il caso di Justknock!, startup nata in Italia nel 2015, basata su una piattaforma digitale che permette di trovare lavoro attraverso la qualità delle idee dei candidati e non in base ai loro CV. Il meccanismo prevede che gli utenti possano “bussare” direttamente alle porte dei brand attraverso un processo di “basket ideas”, che consiste nel proporre la propria idea scegliendo tra le aziende presenti sulla piattaforma e le loro linee guida (ciò che cercano e cosa offrono), oppure un processo di “job call”, che consiste nel rispondere a brief su determinate posizioni aperte o progetti aziendali. L’azienda in un primo momento potrà vedere solo l’idea con cui il candidato si propone, ma non la sua identità: la selezione è sulle idee e non sui CV. Se la valutazione del progetto risulterà positiva, l’azienda potrà richiedere di scoprire il CV e contattare l’utente, evitando così sbarramenti all’entrata basati su pregiudizi. Una volta ricevuta l’idea, l’azienda ha 30 giorni di tempo per prenderla in visione e altri 30 per valutarla e contattare l’utente. In ogni caso, JustKnock e le aziende associate si impegnano a rilasciare feedback di valore costruttivi per gli utenti proattivi. Tutte le aziende iscritte al network e presenti sulla piattaforma firmano un contratto per cui si impegnano a rispettare la proprietà intellettuale dei progetti ricevuti.

A me sembra una bella iniziativa che riporta al centro del mercato del lavoro un concetto a noi tutti caro, spesso evocato con nostalgia: la meritocrazia.

P.S.  Nei prossimi post ritornerò a scrivere sull’uso innovativo del digitale per la gestione delle risorse umane, proponendo casi concreti di unconventional recruitment. Ti aspetto!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...